sabato 8 maggio 2010

GLI AGGETTIVI POSSESSIVI NEL MONDO DEL PALLONE

Il senso di appartenenza, nel contesto sociale, gioca un ruolo enormemente importante. E' un collante fortissimo, che accomuna persone presumibilmente con idee e opinioni per lo meno simili. Nel nostro contesto sociale, quello odierno -frammentato in miriadi di piccoli universi- tutto questo acquista una posizione di indubbio rilievo. Il calcio è un enorme macchina sociale, che raggruppa intorno a sè le più disparate categorie. Dalla classe più bassa alla più alta, dall'operaio al regnante. Questa grande galassia di appassionati, tifosi più o meno accaniti, segue il calcio immedesimandosi, ognuno nel proprio club, ognuno nel personale spazio di mondo riservato alla fede sportiva. Ma è più che sport. Molto di più. Succede da ragazzini: la squadra che vince, diventa la tua squadra, molte volte funziona così. Può anche -e per fortuna- avvenire il contrario, o chissà, ancora qualcos'altro. Possiamo dire però, che le variabili sono tante, e la fede calcistica -senza considerare le questioni familiari nelle quali l'appartenenza si tramanda come fosse un mestiere- può determinarsi seguendo talvolta, schemi imprevedibili. Può capitare di appassionarsi ad un preciso club per caso, osservandone le vittorie, come abbiamo già detto, ma può anche succedere che con gli anni, crescendo, si capisca che qualcosa di inconscio, di poco chiaro, è andato a sposarsi con quella scelta, fatta probabilmente anni prima; e allora succede che oltre alla fede calcistica, si inizi a condividere lo stile, le idee, i concetti chiave della squadra per la quale si è deciso di tifare. Crescendo, appunto, si capisce che nel vivere, le sconfitte sono maggiori -proprio numericamente- alle vittorie, e che chi ha scelto di appassionarsi ad una squadra sempre vincente, forse, nella vita non vince granchè; o forse non si arriverà mai a pensarlo, si continuerà a sostenerla, perchè così si faceva da ragazzini, quando a scuola, il giorno dopo le partite, ci si raccontava di come fosse stato bello quel goal, o quanto fosse stata spettacolare la tal parata. In tutto questo però, gli aggettivi possessivi si sprecano. Se ne fa un uso spropositato, enormemente dispersivo. La tale squadra diventa la MIA squadra, il tal giocatore diventa il giocatore della MIA squadra; come se davvero fossimo proprietari non solo del club, ma degli uomini che ci giocano -ed oggi probabilmente è così-. Si tratta di cose da ragazzini, di meccanismi grammaticali che ci entrano dentro, prendono il via, e non spariscono più. Penso però che, guardando dall'esterno, forse si potrebbe avere una visione più limpida di tutto questo intricato mondo. Se si osserva, a fondo, dimenticando per un attimo le appartenenze, le miopie che queste comportano, le invidie -spero in minoranza-, ci si accorge che alla fine di tutto questo, i dribbling di Garrincha non sono di nessuno; che le capacità tattiche di Schiaffino, non appartengono a nessuno; che i goal di Pelè, di Van Basten, di Angelillo, non sono proprietà esclusiva dei club per i quali hanno giocato o delle nazionali alle quali appartengono, ma sono di tutti, di tutti quelli che si sono emozionati vivendoli, o semplicemente vedendoli in un video; di tutti quelli che si sono meravigliati dell'esistenza di calciatori capaci di scrivere pagine di storia moderna, come molti campioni hanno fatto. Questo sfugge dalle normali regole di aggregazione sportiva, per quanto nasconda in sè un concetto forse tanto banale quanto ignorato. Ma la macchina sociale non porta dietro di sè solo campioni, ma tanto altro; e se dovessimo davvero metterci a pensare al contorno, alla sporcizia morale che accompagna tutto questo, finiremmo per disgustarcene. Gli aggettivi possessivi continueranno ad esistere, ed è bene che sia così; sarebbe sicuramente più appagante però, se oltre a questi, oltre alle piacevoli rivalità, ci fosse anche un pò di spazio per l'idea, per il gesto, per l'attimo prima del goal; e se una rete -anche banale- fa esultare i tifosi, un goal spettacolare, unico, figlio di un superiotià palese, dovrebbe, far esultare tutti.

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